Farina, una fede che arde di carità
Domenica 19 dicembre, mons. Rodolfi ha celebrato un’Eucaristia nel 30° anniversario della morte del presidente Valerio Farina. Appassionato intervento del prof. Matteo Morandi che ha trattaggiato il profilo di questo esemplare “laico cristiano”
Castelverde 19-12-2021_Una celebrazione intensa e partecipata quella vissuta domenica 19 dicembre, alle ore 18.00, nella chiesa di Sant’Archelao in Castelverde. La Fondazione Ss. Redentore e la Parrocchia hanno voluto ricordare, con la giusta rilevanza, il trentesimo anniversario della morte di Valerio Farina, laico cristiano impegnato sia in ambito civile sia ecclesiale, nonché presidente dell’Opera Pia dal 1988 fino alla sua morte prematura, a soli 43 anni, avvenuta il 16 gennaio 1991. “Purtroppo quest’anno – ha spiegato all’inizio l’attuale presidente don Claudio Rasoli – tra la pandemia ancora in corso e il cambio dei vertici della nostra Fondazione non è stato possibile onorare Valerio nella data esatta dalla sua scomparsa. Lo facciamo stasera, in questo ultimo scorcio di 2021, impegnandoci per il prossimo futuro a rispettare la data esatta della sua salita al Cielo, così come ci impegniamo a ricordare i maggiori protagonisti della storia della nostra Opera Pia che ora godono della visione di Dio in Paradiso”.
L’Eucaristia è stata presieduta da mons. Carlo Rodolfi, canonico della Cattedrale, già parroco di Castelverde e presidente dell’Opera Pia negli anni Novanta del secolo scorso, da don Claudio Rasoli e da don Giuliano Vezzosi, parroco di S. Archelao. Presenti il sindaco Graziella Locci, il direttore generale della Fondazione, dottor Giovanni Falsina, il direttore sanitario, dottor Marco Consolandi e diversi dipendenti. Presente anche il presidente emerito Valter Mazzini, che proprio da Farina raccolse il testimone. Non mancavano anche amici ed estimatori di Valerio del quale, nonostante siano passati così tanti anni, è ancora viva il ricordo e il rimpianto.
Nell’omelia mons. Rodolfi ha confidato di non aver conosciuto il giovane Valerio, ma di averne sentito molto parlare per la grande testimonianza che ha offerto non solo ambito ecclesiale, ma anche civile.
Don Carlo ha evidenziato, anzitutto, una fede forte e radicata nella quotidianità, una fede che in modo naturale è sfociata in una dimensione di servizio alla comunità, in una carità ardente e operosa che ha manifestato soprattutto, ma non solo, in Opera Pia. Egli, inoltre, è stato un uomo che tendeva all’essenziale: schivo, ma efficace, Valerio ha sempre scelto di non apparire per un sincero senso di umiltà. Egli, inoltre, aveva una grande attenzione alle persone e alla ricerca del bene comune: studiava i problemi in profondità trovando sempre soluzione equilibrate e lungimiranti. Nota la sua passione per l’arte, la storia, la liturgia: è stato un attento ricercatore della storia del paese, delle sue tradizioni, della sua religiosità. Il celebrante, poi, ha ricordato che Farina ha ricoperto solo per due anni la presidenza della Fondazione, eppure, nonostante la brevità del suo mandato, egli ha lasciato un ricordo straordinario per la sapienza delle scelte, la lungimiranza dei progetti, l’umanità messa in ogni gesto e decisione. “Nell’Opera Pia – ha concluso il Monsignore – c’è bisogno di competenze professionali e di capacità di gestione delle risorse, ma c’è soprattutto bisogno di attenzione, di cura, di tenerezza nei confronti degli Ospiti, dei più fragili. A Valerio affidiamo tutta la struttura e noi cerchiamo di impegnarci, come possiamo, a renderla sempre più quella cittadella della carità sognata dai fondatori”.
Terminata l’Eucaristia, accompagnata all’organo dal maestro Marco Granata, il prof. Matteo Morandi, esperto di storia locale, ha preso la parola per una breve commemorazione di Farina.
Il suo è stato un intervento appassionato, preciso e per certi versi provocatorio: “La sua potente e drammatica inattualità – ha esordito Morandi – è resa evidente oggi dai numerosi appelli lanciati anche dall’Opera pia, dall’oratorio, dalla parrocchia, per non dire dalla comunità civile, al dono del volontariato”.
Valerio è soprattutto inattuale per il suo profondo amore per la storia: “Lo studio della storia del paese – ha proseguito il relatore -, di cui raccoglie anche le più minime testimonianze del passato come del presente, è dettato ‘dal desiderio di andare alle radici culturali della comunità per coglierne i valori positivi e perenni’. Mi pare possa essere questa la chiave di lettura principale per comprendere la figura di Valerio Farina: quella di uno storico militante, ancorché dilettante, costruttore di memorie condivise, consapevole che solo attraverso di esse il paese avrebbe potuto riscoprirsi comunità”.
“La sua ispirazione religiosa – ha proseguito il relatore -, costantemente e profondamente documentata, si traduceva infatti in un autentico spirito di servizio, che nasceva proprio dal suo sentirsi parte della comunità: da qui l’attenzione alle persone, la sensibilità mostrata nelle più disparate situazioni, lo studio attento dei problemi, l’esercizio scrupoloso di ciascuno dei compiti ai quali la Provvidenza lo aveva chiamato”.
Scarica l’intervento integrale del prof. Matteo Morandi
Terminato l’intervento del prof. Morandi, don Rasoli ha invitato i presenti a ritirare una pubblicazione edita l’anno successivo la morte del giovane Valerio: una raccolta di testi su e di Farina confezionato da un gruppo di amici ed estimatori.
La lapide commemorativa di Valerio Farina posta in Fondazione e recentemente ripulita

