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I Fondatori

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m.s.gardinaliNell'anno 1897 per iniziativa del medico condotto del comune Dott. Ercolano Cappi e coll'appoggio del Parroco D. Gardinali, sorse in Castagnino la societá di S. Vincenzo de' Paoli. Di essa facevano parte oltre al Dott. Ercolano Cappi, che fungeva da Presidente, ed il Parroco D. Pietro Gardinali i signori Primo Ferrari, Ferrari Enrico, Balteri Secondo, il segretario comunale Dott. Giuseppe Camerini, che fu nominato segretario della Conferenza, mentre quale cassiere si nominava il coadiutore Don Federico Rezzi.

Come succede al principio di ogni nuova associazione si volle cercare quale iniziativa si dovesse in modo speciale coltivare oltre l'assistenza dei poveri a domicilio.
Tra le diverse proposte che poi apparvero inattuabili ci fu anche quella di trovar modo perché i cronici del Comune che erano accolti negli Ospedali di Casalbuttano, di Pizzighettone e di S. Bassano potessero esser raccolti in un locale del nostro paese per avere la consolazione di esser facilmente visitati dai loro parenti e la certezza che dopo morte sarebbero stati seppelliti nel cimitero del paese.
Questa proposta era in modo speciale caldeggiata dal Medico Dott. Cappi che unico dei soci aveva visitato i poveri ammalati, inviati ai lontani ricoveri e da essi aveva sentito quanto pesasse loro l'esser lontani da casa, il dover essere dopo morti seppelliti in un cimitero dove nessuno dei parenti o dei conoscenti si sarebbe recato a pregare sulle loro tombe.
La compassione per la sorte dei poveri cronici mandati a morire in paesi sconosciuti trovó nei Confratelli della S. Vincenzo, tutti vecchi abitanti di Castagnino ed assai desiderosi di poter giovare alla popolazione del luogo, un vivo desiderio di veder sorgere un ricovero nel paese nostro per quei poveri cronici pei quali la cura non potesse essere prestata dai membri delle loro famiglie.
Si parló di diverse case che avrebbero potuto esser destinate ad Ospedale, ma nessuna corrispondeva pienamente alle esigenze di una casa di cura.
Per quell'anno 1897 non se ne fece nulla.
Sul finire del 1900 venne l'Ing. Raffaele Pezzini a Castagnino per vedere l'area in cui doveva sorgere il nuovo Ospedalino, per poter poi svolgere il relativo progetto.
Delle due aree che gli furono mostrate scelse quella che era piú bassa del piano stradale, perchè permetteva di costruire un piano seminterrato da adibire a cucina, cantina, dispensa e deposito carbone. Egli presentó dopo pochi giorni un progetto di massima in cui invece di 24 letti ne erano previsti 50, assicurando egli che la spesa della costruzione, sarebbe stata di poco superiore a quella prevista".
"Il Parroco D. Gardinali che piú di tutti era impaziente di vedere iniziati i lavori, incaricó l'Ing. Cabrini, giovane colto, attivo, diligentissimo di sviluppare il progetto Pezzini e di dirigere l'opera. Persuase i fittabili della Parrocchia a fare gratuitamente le condotte dei materiali e, coll'economo Sig. Balteri, strinse i contratti coi diversi fornitori.
Ottenne con la sua diplomazia basata sulla piú schietta affabilitá e rara efficacia persuasiva dal Sig. Achille Guarneri la tornitura dei mattoni metá forti a metá mezzani a L.20 al mille a pagamento dilazionato e la calce forte a L.5 al q.le, mise a capo dei muratori suo zio Paolo Dall'Olmo.
I membri del Comitato per la stima che in lui riponevano si affidavano in tutto a Lui ritenendo a loco carico la provvista dei fondi necessari per pagare i diversi fornitori.
Nei primi giorni del marzo 1901, ove ora sorge l'Ospedale, si susseguiva una continua teoria di carri dei fittabili che asportavano la terra grassa e conducevano sul posto la sabbia ed i mattoni. La ghiaia ed il ghiaietto erano trasportati dall'Oglio e dal Po dai carrettieri del paese con contratti fatti dall'economo.
Finalmente il 20 marzo 1901 si incominciarono i lavori con due muratori, due manuali e il capomastro Dall'Olmo". (P.F.)"Il 1 giugno 1901, con atto regolare del notaio Dott. Giuseppe Camerini i sigg. Cav. Paolo Garavaglia, Gardinali D. Pietro, Cappi Dott. Ercolano, Ferrari Enrico e Balteri Secondo, comperavano m. quadrati 3.000 di terreno del Campo Breda grande dal Sig. Primo Ferrari per L.750. Su quest'area stavano giá sorgendo i padiglioni del nuovo Ospedale.
Le L.750 non furono versate, ma occorreva che il notaio per convalidare l'atto di compra-vendita indicasse una somma qualunque. In realtá il terreno era dato gratis.
Un altro passo per la realizzazione del voto della Societá di S. Vincenzo di Castagnino era cosí compiuto. I soci della S. Vincenzo intanto si davano d'attorno per procurare i denari. Raccolsero tra loro e con piccole offerte di Buona Usanza L.7000; qualche socio forní di mano in mano a un tasso moderato i fondi necessari per pagare gli operai ed i fornitori. Con questi mezzi e con la promessa di aiuto del Cav. Garavaglia si poterono portare i lavori dalle fondamenta al primo piano.
La popolazione di Castagnino, benché il Parroco non ne parlasse mai in pubblico, vedeva con simpatia il sorgere del nuovo ospedale e prometteva al Curato D. Rezzi che avrebbe concorso con biancheria al suo funzionamento.
Intanto l'Ing. Cabrini faceva un contratto coll'ing. Malfassi di Verolanuova per il soffitto in cemento armato, un altro con una Ditta di Concorrezzo Brianza per la fornitura di porte e finestre in larice e combinava con Ditte del Trentino la fornitura di travi squadrate di larice pel tetto, del legname d'abete per i soffitti e con i diversi fabbri del paese per le inferiate. Si realizzarono cosí delle economie pari e forse superiori a quelle che avrebbe potuto fare un imprenditore privato, forse con minore sicurezza".
"Il primo luglio 1902 questo veniva aperto con 17 ammalati dei Comuni di Castelverde e Tredossi che avevano ritirato i loro cronici dagli ospedali di Casalbuttano, di Pizzighettone e di Cremona.
Vennero poi mandati a questo ospedale dai rispettivi Comuni, gli ammalati cronici di Pozzaglio, Olmeneta, Due Miglia e Corte de' Frati, in modo che al primo gennaio 1903, dopo solo sei mesi dall'apertura, il numero dei ricoverati era salito a 45.
Contemporaneamente nei mesi di agosto e settembre si aperse anche la Locanda Sanitaria frequentata da 30 ammalati bisognosi di cura, locanda che funzionó poi per altri cinque anni fino a quando cessó il bisogno di cura agli affetti da pellagra, essendo scomparsa la malattia.
La retta per i partecipanti alla Locanda era stata fissata in L.1. Veniva pagata dalle Congregazioni di Caritá di Castelverde e Tredossi e per una lira venivano passati ai partecipanti minestra e pane a volontá, una pietanza di carne con contorno e mezzo litro di vino.
Con l'affettuosa assistenza ai suoi cronici ed il valido contributo per la lotta contro questa dolorosa e subdola malattia sociale il nuovo ospedale dava a Castagnino il suo primo tributo di caritá che non verrá mai smentito.
Intanto il Direttore del nascente Ospizio Don Gardinali, faceva pratiche cogli Istituti Religiosi Femminili della Diocesi per ottenere il personale da adibirsi alla cura degli ammalati.
Egli scrisse al Rev. P. Francesco Spinelli per avere le Suore Adoratrici di Rivolta d'Adda da Lui Fondate.
Il P. Spinelli rispose che ben volentieri avrebbe accolto la proposta, ma che, per il momento, non aveva il soggetto da mettere come Superiora.
Il Parroco ed il Presidente si rivolsero allora alle Madri Canossiane di Cremona che accettassero di venire a dirigere l'Istituto e soccorrere gli ammalati da ricoverarsi in esso.
Alcuni giorni prima dell'apertura dell'ospedale giunsero le Madri: Savina Gerosa quale Superiora ed infermiera, Madre Berenice quale guardarobiera e direttrice della scuola di lavoro e dell'oratorio femminile desiderato dal Parroco, e Madre Agata Mombelli quale cuoca. Esse prestavano la loro opera per sole 200 lire all'anno ciascuna, oltre al vitto e all'alloggio.
Fu stabilita la diaria per gli ammalati in L.0,90 per quelli del Comune di Castelverde e di L.1 per quelli di altri Comuni".
Speriamo di poterlo aprire nel venturo anno, col plauso concorde della scienza, che in ciascun ospedale ben fatto scorge un civile progresso, della religione che nei poveri infermi ci addita Cristo, della patria che nel pullulare di questi ospizi vede un'arra di pace e di concordia tra i suoi figli.
Tocca ai buoni di venirci in aiuto, ed é ad essi che noi ci rivolgiamo, in ispecie ai proprietari di questi due Comuni, ai fittabili, agli industriali, alle On.li Amministrazioni comunali, alle On.li Congregazioni di Caritá, agli Istituti di credito. Ad essi rinnoviamo la supplica che loro rivolgeva il Comitato formatosi fin dal 1881. Animo tutti. Scriveremo le vostre offerte sulle pietre dell'atrio dell'Ospizio e i vostri nomi nel cuore degli infermi, che nel ricovero sí lungamente vagheggiato verranno a chiudere in pace i loro giorni affaticati. L'albero che abbiamo piantato cresce ogni giorno bello e rigoglioso e i poveri incurabili giá ne pregustano i frutti refrigeranti. Irroratelo con le vostre donazioni acciocché la tenera pianta non inaridisca e presto maturi quei frutti che Vi procureranno una gioia sublime, segnanti l'alfa e l'omega dello spirito umano: la gioia di aver fatto del bene. Il Comitato dell'erigendo Ospizio Cronici.